Chiesa del SS. Corpo di Cristo

 

 

La Chiesa risale al XVII secolo, i lavori per la sua costruzione ebbero inizio ne 1617 e portati a termine nel 1660. In essa fu sepolto il duca Marcello Ceva Grimaldi; sua moglie, la contessa di Hornes, fece trasportare nella Chiesa una reliquia della Santa Croce, ancora oggi custodita nel reliquiario dell’omonimo altare nel transetto. La facciata seicentesca, simile a quella del Palazzo Ducale, è decorata con bassorilievi geometricamente definiti da rosoni floreali che segnano uno schema  a fasce orizzontali. Nelle nicchie ai lati dell’ingresso erano situate un tempo le statue in stucco di San Pietro e San Paolo. L’interno, a croce latina, in origine aveva il soffitto in legno decorato che scomparve all’inizio del XIX secolo quando si incaricò un ignoto pittore di ridecorarlo. Alla fine di questo stesso secolo la chiesa venne nuovamente decorata da Giuseppe Polidoro anche se gli ultimi restauri hanno in parte trasformato la sua opera. Molto interessante all'interno della chiesa è la Cappella del Sacro Monte dei Morti, sede dell'omonima confraternita seicentesca.
La chiesa era anche sede di un Capitolo Collegiale del quale facevano parte tutti i sacerdoti del luogo, detti "recepti", per questo essa veniva chiamata anche "Chiesa Ricettizia".
Contemporaneamente alla costruzione della Chiesa si dette avvio anche ai lavori del Campanile che, sospesi quasi immediatamente a causa di un incidente nel quale morì un giovane operaio, solo nel 1791 furono ripresi e completati nel 1794. Alto 34.65 mt venne disegnato da "Mastro" Giovanni Ugino, rispecchia lo stile vanvitelliano nell’uso dei materiali, nel bicromatismo, nell’accostamento del bianco con la pietra di tufo nero, ma non nella struttura nella sua forma e nelle sue proporzioni. Gli embrici originali del 1700 in ceramiche provenienti dalle fabbriche cerretane, di colore giallo e verde, sistemati sulla calotta della cupola in modo da formare un disegno a margherita, andarono persi quando, nel 1878, la cupola fu abbattuta da un fulmine. Nei primi anni del 1900 la cupola fu ricostruita e il campanile riassunse l’aspetto originario. Curiosa è anche la storia delle sue campane: la più grande, detta Campanone, venne fusa per ben quattro volte, l’ultima nel 1971.
 
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