La Madonna del Carmine PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Luglio 2010 09:21

La devozione spontanea alla Vergine Maria, sempre diffusa nella cristianità sin dai primi tempi apostolici, nei secoli si è diversificata sotto tantissimi titoli, legati alle sue virtù, ai luoghi dove sono sorti Santuari e chiese che ormai sono innumerevoli, alle apparizioni della stessa Vergine in vari luoghi lungo i secoli, al culto instaurato e diffuso da Ordini Religiosi e Confraternite, fino ad arrivare ai dogmi promulgati dalla Chiesa. Ma il culto mariano affonda le sue radici, unico caso dell’umanità, nei secoli precedenti la sua stessa nascita; perché il primo profeta d’Israele, Elia (IX sec. a.C.) dimorando sul Monte Carmelo, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte, portando una provvidenziale pioggia, salvando così Israele da una devastante siccità. In quella nube piccola “come una mano d’uomo” tutti i mistici cristiani e gli esegeti, hanno sempre visto una profetica immagine della Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo.

La Tradizione racconta che già prima del Cristianesimo, sul Monte Carmelo (Karmel = giardino-paradiso di Dio) si ritiravano degli eremiti, vicino alla fontana del profeta Elia. Poi gli eremiti proseguirono ad abitarvi anche dopo l’avvento del cristianesimo e verso il 93 d.C. un gruppo di essi che si chiamarono poi “Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”, costruirono una cappella dedicata alla Vergine, sempre vicino alla fontana di Elia. E sul Carmelo che è una catena montuosa che si estende dal golfo di Haifa sul Mediterraneo, fino alla pianura di Esdrelon, richiamato più volte nella Sacra Scrittura per la sua vegetazione, bellezza e fecondità, continuarono a vivere gli eremiti, finché nella seconda metà del sec. XII giunsero alcuni pellegrini occidentali, probabilmente al seguito delle ultime crociate del secolo; proseguendo il secolare culto mariano esistente, si unirono in un Ordine religioso fondato in onore della Vergine, alla quale i suddetti religiosi si professavano particolarmente legati. L’Ordine Carmelitano non ebbe quindi un fondatore vero e proprio, anche se considera il profeta Elia come suo patriarca e modello; il patriarca di Gerusalemme S. Alberto Avogadro (1206-1214), originario dell’Italia, dettò una “Regola di vita”, approvata nel 1226 da papa Onorio III. Costretti a lasciare la Palestina a causa dell’invasione saracena, i monaci Carmelitani, fuggirono in Occidente, dove fondarono diversi monasteri.

Il 16 luglio del 1251 la Vergine circondata da angeli e con il Bambino in braccio apparve al primo Padre Generale dell’Ordine, beato Simone Stock, al quale diede lo “scapolare” col “privilegio sabatino” che consiste nella promessa della salvezza dall’inferno per coloro che lo indossano e la sollecita liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte. Lo “scapolare”, detto anche “abitino” non rappresenta una semplice devozione, ma una forma simbolica di “rivestimento” che richiama la veste dei carmelitani e anche un affidamento alla Vergine per vivere sotto la sua protezione ed è infine un’alleanza e una comunione tra Maria ed i fedeli.

L’Ordine Carmelitano, partito dal Monte Carmelo in Palestina dove è attualmente ubicato il grande monastero carmelitano “Stella Maris”, si propagò in tutta Europa, conoscendo nel sec. XVI l’opera riformatrice dei due grandi mistici spagnoli, Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, per cui oggi i Carmelitani si distinguono in due Famiglie: “scalzi” o “teresiani” (frutto della riforma dei due santi) e quelli senza aggettivi o “dell’antica osservanza”.

 

Nell’Ordine Carmelitano sono fiorite figure eccezionali di santità, misticismo, spiritualità claustrale e di martirio; come: S. Teresa d’Avila (1582) Dottore della Chiesa; S. Giovanni della Croce (1591) Dottore della Chiesa; Santa Maria Maddalena dei Pazzi (1607); S. Teresa del Bambino Gesù (1897), Dottore della Chiesa; beato Simone Stock (1265); S. Angelo martire in Sicilia (1225); Beata Elisabetta della Trinità Catez (1906); S. Raffaele Kalinowski (1907); Beato Tito Brandsma (1942); S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein, 1942); suor Lucia, la veggente di Fatima, ecc.

Alla Madonna del Carmine, come è anche chiamata, sono dedicate chiese e santuari un po’ dappertutto. Essa, per la promessa fatta con lo scapolare, è onorata anche come “Madonna del Suffragio” e a volte è raffigurata che trae, dalle fiamme dell’espiazione del Purgatorio le anime purificate.

Anche a Solopaca, nella seconda metà dell’Ottocento, si decise di costruire un tempio dedicato alla Vergine del Monte Carmelo. Fu il sacerdote Filippo Di Mezza a donare il terreno e a curarne la costruzione con proprio denaro e con offerte dei fedeli. I lavori di costruzione di questa chiesa ebbero inizio il 7 settembre 1864 e furono portati a termine nel 1886. Nel 1870 fu acquistata a Napoli la statua della Madonna del Carmine che venne ospitata nella casa del sacerdote in via Palombi per il tempo necessario a che la chiesetta fosse completata. Nel 1890 fu benedetto anche l’altare dove vi furono poste le reliquie dei santi martiri Urbano, Vittore e Fedele. Don Filippo Di Mezza, col consenso del vicario generale dell’Ordine Carmelitano e dell’autorità diocesana, fondò anche una confraternita.

Grande importanza fu data al tempio dai sacerdoti dell’epoca; vi si svolgevano, infatti, le novene dell’Immacolata, del S. Natale, dell’Assunta, di S. Giuseppe e le pratiche del mese di maggio e del mese di novembre.

Ogni anno la festa viene celebrata il 16 luglio, giorno in cui nel 1251 la Vergine apparve al beato Simone Stock porgendogli l’“abitino”, con la celebrazione di una santa Messa dopo la quale vengono distribuiti gli scapolari. Un tempo a Solopaca si teneva anche una processione per le vie principali del paese, ma seguiva un itinerario diverso dalle altre; al ritorno, dopo aver percorso Corso Cusani, deviava per via Palombi dove si trovava la casa di don Filippo Di Mezza.

 

 

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