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Dic

2009

San Mauro: la storia della Parrocchia PDF Stampa E-mail
Se il culto di San Martino giunse nel territorio di Solopaca in un periodo non meglio identificabile, quello di San Mauro sarebbe arrivato in una data ben precisa: quella del 1349.
Infatti, dopo il terremoto che colpì duramente la Valle Telesina il 9 settembre di quell’anno, molti telesini scampati al sisma attraversarono il fiume Calore trasportando un busto di San Mauro martire, loro protettore. Questi, dopo essersi stabiliti nella zona dove oggi sorge il cimitero, fondarono un villaggio a cui diedero il nome di “Terranova”; qui edificarono una chiesa che divenne presto sede di parrocchia.
Con la distruzione di questo villaggio a seguito del terremoto del 5 novembre 1456, gli abitanti di Terranova si spostarono nei pressi del castello contribuendo così a far crescere il piccolo borgo di Solopaca. Questo luogo, dove probabilmente già in passato avevano trovato alloggio altri profughi provenienti da Telese, in seguito prese il nome di “Telesini”.
Dal momento in cui, in seguito all’evento sismico, anche Santianni e Santi Martini erano divenuti luoghi disabitati, si decise di costruire un nuovo tempio accanto al castello per ospitare la parrocchia di San Martino; la chiesa di San Mauro, invece, restò a Terranova. La parrocchia, a causa della lontananza dal centro abitato, divenne sempre meno frequentata; pertanto si decise di spostarla nei pressi del Palazzo Ducale appena ultimato dove venne costruito un nuovo edificio più capiente per poter meglio ospitare i fedeli di quella zona. Così, il 10 agosto 1682, in una processione guidata dal duca Antonio Maria Ceva Grimaldi e dalla sua famiglia, furono trasportate alcune pietre dal vecchio edificio sacro in Terranova fino al luogo destinato alla costruzione del nuovo tempio e precisamente nel terreno di Ottavio Fasano a “lo Morillo”.  
Nel frattempo le funzioni della parrocchia si svolsero ordinariamente nella chiesa di San Martino dove il parroco di San Mauro, don Pietro Antonio Buonhome, collaborò con don Antonio Tazza, parroco di San Martino. La convivenza dei due parroci durò solo per pochi anni; infatti, dopo la morte di don Antonio Tazza, la carica di parroco di San Martino restò vacante e come reggente fu nominato proprio il Buonhome. Probabilmente nel 1692, con la nomina a parroco di San Martino di don Innocenzo De Nigris, vicario del Buonhome, la parrocchia di San Mauro traslocò prima nella chiesetta di San Simeone e Giuda ai Procusi e poi in quella di Santa Maria Te Amo, dove vi rimase per circa 18 anni. La nuova chiesa parrocchiale fu ultimata nel 1714 e venne consacrata nel 1730.
Intanto, come risulta da una testimonianza dell’epoca, tra il 1787 e il 1789 l’Universitas decise di realizzare il cimitero comunale nello stesso posto in cui sorgeva la vecchia chiesa di San Mauro. Nei documenti, infatti, la zona dove sorge il camposanto viene chiamata “Terranova” o più esplicitamente “San Mauro vecchio”.
Del busto di San Mauro che i telesini portarono con se durante la fuga non si ebbe più notizia. Si sa, però, che una nuova scultura, sempre a mezzobusto, fu realizzata per la nuova chiesa in costruzione nel 1689 e fu posta in una delle nicchie laterali della cappella del Sacro Monte dei Morti nella Chiesa Madre.  Dai documenti risulta che questa statua era in comproprietà tra la chiesa del SS. Corpo di Cristo e la parrocchia di San Mauro. Anche di questo busto non si ha più notizia; probabilmente ha subito la sorte di altre statue che, troppo rovinate per essere restaurate, venivano bruciate.
Attualmente nella chiesa di San Mauro si trova solo statua del martire a figura intera realizzata in tempi recenti.
 
Antonio Iadonisi
 

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